13.9.07

I Goiym e i Protocolli dei Savi Anziani di Sion



Pubblicati la prima volta sul Times di Londra l'8 maggio 1920, esso dava un largo sunto dei "Protocolli dei Savi Anziani di Sion", annunziando che questi furono pubblicati in Russia a Tsarkoye Sielo nel 1905 e che la biblioteca del British Museum ne possedeva una copia autografa col timbro di entrata del 10 agosto 1906, n. 3926 d 17. Una grave questione si è dibattuta e si dibatte tutt'ora sull'autenticità dei Protocolli. Non voglio dissimularla, sia per omaggio alla verità, sia perché i poco scrupolosi non ne abusino. Anzi eviterei di voler risolvere la questione nel senso formale, e d'altronde la discussione è troppo lunga e complessa perché qui possa riprodurla, tanto più che vi sono sempre convinti sostenitori d'ambo le parti. In ogni caso lascio all'intelligenza ed alla coscienza di ognuno chiedersi almeno come sia stato possibile che 101 anni fa fu redatto un documento simile che ad oggi risulta più vero che mai. Potere della profezia ispirata o progetto politico mirato?
Quelli che seguono sono alcuni stralci che prego il lettore di leggere e meditare attentamente.
"Il grosso della plebe, non iniziata ed ignorante, assieme a coloro che sono sorti e saliti da essa, vengono avviluppati in dissensi di partito, che rendono impossibile qualsiasi accordo anche sulla base di argomenti sani e convincenti. Ogni decisione della massa dipende da una maggioranza casuale o predisposta la quale, nella sua totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni assurde, seminando in questo modo i germi dell'anarchia. La politica non ha niente in comune con la morale; un sovrano che si lascia guidare dalla morale non è un accorto politico, conseguentemente non è sicuramente assiso sul trono. Chi vuol regnare deve ricorrere all'astuzia ed all'ipocrisia. L'onestà e la sincerità, grandi qualità umane, diventano vizi in politica." (Prot. I)
"Sceglieremo fra il pubblico, amministratori che abbiano tendenze servili. Essi non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò saranno facilmente trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco; pedine che saranno nelle mani dei nostri astuti ed eruditi consiglieri (oggi chiamati anche consulenti o esperti - ndr), specialmente educati fino dall'infanzia nell'arte di governare il mondo". (Prot. I)
"Per indurre gli amanti del potere a fare cattivo uso dei loro diritti, aizzammo tutte le Potenze, le une contro le altre, incoraggiandone le tendenze liberali verso l'indipendenza. Abbiamo fomentato ogni impresa in questo senso, ponendo così delle armi formidabili nelle mani di tutti i partiti, e abbiamo fatto sì che il potere fosse la mèta di ogni ambizione. I governi li abbiamo trasformati in arene dove si combattono le guerre di partito. Fra poco il disordine ed il fallimento appariranno ovunque. Chiacchieroni irrefrenabili trasformano le assemblee parlamentari ed amministrative in riunioni di controversia. Giornalisti audaci, e sfacciati scrittori di opuscoli, attaccano continuamente i poteri amministrativi. L'abuso del potere preparerà definitivamente il crollo di tutte le istituzioni e tutto cadrà sotto i colpi della popolazione inferocita". (Prot. III)
"L'intensificazione di missioni militari, nonché l'aumento della polizia sono pure essenziali alla riuscita dei nostri progetti. Per noi è essenziale aggiustare le cose in modo, che oltre noi, in tutti i paesi non ci sia altro che un enorme proletariato, cioè altrettanti soldati e poliziotti fedeli alla nostra causa. In tutta l'Europa, e con l'aiuto dell'Europa, sugli altri continenti dobbiamo fomentare sedizioni, dissensi e ostilità reciproche. In questo si ha un doppio vantaggio: in primo luogo, con tali mezzi otteniamo il rispetto di tutti i paesi, i quali si rendono ben conto che abbiamo il potere di suscitare qualunque rivolta a piacer nostro, ed in secondo luogo quello di ristabilire l'ordine come e quando da noi desiderato". (Prot. VII)
Non faccio ulteriori commenti o parallelismi con situazioni politiche passate e attuali, anche perchè lo spazio non lo consente, ma credo che sia sotto gli occhi di tutti quanto sopra detto sia oggi più verace che mai. Nessuno può negare che un programma reso pubblico nel 1905 abbia oggi il suo pieno, stupefacente, spaventoso e terribile adempimento, e non solo in genere ma in molti punti particolari.
Forse ecco il perchè le politiche nazionali risultano insufficienti e inefficaci donandoci ogni giorno lo spettacolo quotidiano di cui tutti sono stufi, ma su cui "pennaroli" audaci e sfacciati vivono traendone denari. Vediamo una grande troupe in scena, di consapevoli o inconsapevoli egosite marionette al servizio di loro stessi e della ELITE che li usa.
Le masse tollerano da parte dei loro attuali dittatori, presidenti dei consigli e Ministri, degli abusi per il più piccolo dei quali avrebbero ucciso cento re. Come si spiega questo stato di cose? Perché le masse sono tanto illogiche nel farsi un concetto degli avvenimenti? La ragione è che i despoti persuadono il popolo, per mezzo dei loro agenti, che l'abuso del potere con evidente danno allo Stato (o Popolo – ndr) è compiuto per uno scopo elevato, vale a dire per ottenere la prosperità della popolazione e per l'amore della fratellanza internazionale, dell'unione e dell'eguaglianza. Si capisce che questi agenti non dicono al popolo, che tale unificazione può essere ottenuta soltanto sotto il nostro dominio; di modo che vediamo la popolazione condannare gl'innocenti ed assolvere i colpevoli, convinta che potrà sempre fare ciò che le pare e piace. La plebe, data questa sua condizione mentale, distrugge tutto ciò che è stabile e crea lo scompiglio ovunque. (Prot. III)
Ci diranno che il genere di potere assoluto che suggerisco non si confà col progresso attuale della civiltà, ma vi dimostrerò, invece, che è proprio vero il contrario. Allorquando i popoli consideravano i loro sovrani come l'espressione della volontà di Dio, si sottomettevano tranquillamente al dispotismo dei loro monarchi. Ma dal giorno in cui infondemmo nelle popolazioni il concetto dei loro diritti, esse cominciarono a considerare i Re come semplici mortali. Al cospetto della plebe la Santa unzione cadde dal capo dei monarchi, e quando ad essa togliemmo anche la religione, il potere fu gettato sulla via come pubblica proprietà e venne afferrato da noi. Oltre a ciò, fra le nostre doti amministrative contiamo quella di saper governare le masse e gl'individui per mezzo di fraseologie astute, di teorie confezionate furbamente, di regole di vita e di ogni altro mezzo d'inganno allettante. Tutte queste teorie, che i Goiym non comprendono affatto, sono basate sull'analisi e sull'osservazione unite ad una così sapiente argomentazione, che non trova l'uguale fra i nostri rivali, così come essi non possono competere con noi nella costruzione di piani di azione politica. (Prot. V)
Il liberalismo fece nascere i governi costituzionali, che sostituirono la monarchia, l'unica forma sana di governo dei Goiym. La forma costituzionale, come ben sapete, non è altro che una scuola di dissensioni, disaccordi, contese e inutili agitazioni di partito: in breve, essa è la scuola di tutto ciò che indebolisce l'efficienza del governo. La tribuna, come pure la stampa, hanno contribuito a rendere i sovrani deboli ed inattivi, rendendoli in tal modo inutili e superflui; ed è per questo motivo che in molti paesi vennero destituiti.
Allora l'istituzione dell'era repubblicana diventò possibile, ed al posto del Sovrano mettemmo una caricatura del medesimo nella persona di un presidente, che scegliemmo nella ciurmaglia, fra le nostre creature e i nostri schiavi. Così minammo i Goiym, o piuttosto, le nazioni dei Goiym.
In un prossimo futuro faremo del presidente un agente responsabile. Allora non avremo più scrupoli a mettere arditamente in esecuzione i nostri piani, per i quali sarà tenuto responsabile il nostro "fantoccio". Cosa c'importa se le fila dei cacciatori d'impieghi s'indeboliscono; se l'impossibilità di trovare un presidente genera delle confusioni che indeboliranno, in definitiva, il Paese?
Per ottenere questi risultati predisporremo le cose in modo che siano eletti alla carica presidenziale individui bacati, che abbiano nel loro passato un qualche grande scandalo, o qualche altra transazione losca e segreta. Un presidente di tale specie sarà un fedele esecutore dei nostri piani, perché temerà di essere denunziato, e sarà sotto l'influenza di questa paura la quale si impadronirà di colui il quale, salito al potere, è ansioso di conservarsi i privilegi e gli onori inerenti alla sua alta carica. (Quante analogie tra i vari Berlusconi, Bush, Blair, ecc.? - ndr) Il Parlamento eleggerà, proteggerà e metterà al coperto il presidente, ma noi toglieremo al Parlamento la facoltà di introdurre nuove leggi, nonché di mutare le esistenti.
Questo potere lo conferiremo ad un presidente responsabile, il quale sarà una semplice marionetta nelle nostre mani. Così il potere presidenziale diventerà un bersaglio esposto ad attacchi di vario genere, ma noi gli daremo dei mezzi di difesa conferendogli il diritto di appellarsi al popolo direttamente, al disopra dei rappresentanti della nazione, vale a dire, di appellarsi a quel popolo che è nostro schiavo cieco: alla maggioranza della plebe.
Inoltre, daremo al presidente la facoltà di proclamare la legge marziale. Spiegheremo questa prerogativa col fatto, che il presidente, essendo il capo dell'esercito, deve averlo ai suoi comandi per proteggere la nuova costituzione repubblicana, essendo questa protezione un dovere per il rappresentante responsabile della repubblica. (Non è cosi in USA e molti paesi? - ndr). Naturalmente, in simili condizioni, la chiave della situazione recondita sarà nelle nostre mani, e nessuno all'infuori di noi controllerà la legislazione. Inoltre, quando introdurremo la nuova costituzione repubblicana, col pretesto della segretezza di Stato toglieremo al Parlamento il diritto di discutere l'opportunità delle misure prese dal governo in momenti cruciali. Con questa nuova costituzione ridurremo al minimo il numero dei rappresentanti la nazione, diminuendo così di altrettanto le passioni politiche, e la passione per la politica. Se malgrado ciò questi rappresentanti diventassero ricalcitranti, li sostituiremo appellandoci alla nazione. Il Presidente avrà la facoltà di nominare il presidente ed il vice presidente della Camera dei deputati e del Senato.
“Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le opinioni e di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabilire le monarchie, socialisti, comunisti e tutti coloro che aderiscono ad ogni genere di utopie. Tutti costoro sono aggiogati al nostro carro. Ciascuno di essi mina, a modo proprio, i residui del potere cercando di distruggere le leggi tuttora esistenti. Con questi procedimenti tutti i governi sono tormentati, urlano tranquillità e, per amor di pace, sono disposti a qualunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità e pace finché non riconosceranno umilmente il nostro super-governo internazionale”. (Prot. IX)
Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le opinioni e di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabilire le monarchie, socialisti, comunisti e tutti coloro che aderiscono ad ogni genere di utopie. Tutti costoro sono aggiogati al nostro carro. Ciascuno di essi mina, a modo proprio, i residui del potere cercando di distruggere le leggi tuttora esistenti. Con questi procedimenti tutti i governi sono tormentati, urlano tranquillità e, per amor di pace, sono disposti a qualunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità e pace finché non riconosceranno umilmente il nostro super-governo internazionale”. (Prot. IX)
Possibile che 101 anni fa avevano programmato la nostra vita politica attuale? E Grillo uomo consapevole o meno nelle mani di costoro cosa potrà fare in seguito? Siamo pronti a capire davvero il mondo e l'Universo ?

Fonti: Bojs

12.9.07

L'Antipolitica è al Parlamento


Una generazione di vecchi siede in Parlamento con saccenteria e, un movimento di persone senza bandiere senza ideologie estremistiche lo ha reso inutile ma, al tempo stesso ha riacceso la speranza per un futuro e, un mondo Migliore.
Le alternative sono o, loro fanno quella che i cittadini sovrani vogliono oppure saranno schiavi (come lo sono adesso) e capri espiatori di qualcosa che annunci la loro ritirata.
Solo quelli che hanno snobbato l'avvenimento si sono appostati sull'altra sponda e, aspettano il nemico.
Nel frattempo Beppe Grillo ringrazia tutti i partecipanti e, pensa al domani. Penserà anche per noi? Sicuramente non ha una azienda o banca da difendere ma sei figli il cui futuro va ancora definito.

La V-generation è nata in Rete. Una mail alla volta, un commento, un link, un trackback, un post, un forum, una chat. Migliaia di persone hanno potuto conoscersi, riconoscersi, incontrarsi. Discutere di politica vera, legata al lavoro, alla scuola, alla sanità, alla sicurezza, alla famiglia, all’acqua, all’energia. La Rete è il nuovo luogo della politica.
Sabato la V-generation è scesa in piazza per firmare una legge di iniziativa popolare. Si è materializzata, ma solo per chi la ignorava. Un momento di democrazia: una proposta di legge popolare. Cittadini hanno fatto la fila volontariamente, per ore.
Sono state raccolte SOLO 300.000 firme perchè sono finiti i moduli. Nelle piazze c’era almeno un milione di persone.
La V-generation è stata definita “Italia di merda” e “anti politica”. Il popolo della V-generation è un’offesa vivente per i professionisti della politica. Un delitto di lesa maestà per molti giornalisti e intellettuali. Tutta gente (non precaria) che ha vissuto bene, molto bene in questi anni alle spalle del Paese.
Il milione di persone che è sceso in piazza, in modo composto, senza bandiere, senza il più piccolo incidente, dovrebbe essere ringraziato. E’ la valvola di sfogo di una pentola a pressione che potrebbe scoppiare. Un momento di tregua per riflettere sul futuro di questo Paese.
La V-generation è aria pura, condivisione, futuro.
Gaber direbbe: “la libertà è partecipazione”.

10.9.07

Elettromagnetismo e gravità




Siamo in un periodo della nostra storia dove conosciamo la catena complessa del DNA e, non riusciamo ancora a capire bene l'elettromagnetismo. Devo dire che ho anche superato un esame in Università su questo argomento ma, se devo essere sincero non ho capito nulla. La fisica mi affascina, ma dell'elettromagnetismo mi ricordo solo un'accozzaglia di formule.
In questi video questi fenomeni sono esperimenti semplici ma, perché avvengono?
Senza scomodare trucchi di maghi o altro cominciamo a studiare bene il meccanismo e, allora potremo parlare di conoscenza, altro che il delitto di vattelapesca paese.
video1
video2
video3

8.9.07

V-Day: mandiamo a casa la "Casta"

Oggi 8 settembre io ci sarò.Nel frattempo vi lascio ad una lettera di Beha a Grillo

Caro Beppe,
come ti ho detto per telefono siamo d’accordo con la protesta del V-DAY e faremo quanto è possibile per aderire ed essere presenti in alcune delle piazze più significative.Per esempio certamente sarò a Palermo in una più che simbolica “missione antimafia” in presenza di magistrati impegnati in questa lotta e Veltri dovrebbe riuscire a venire a Bologna,dove sarai tu. D’altronde il Manifesto per la Riforma della politica (a partire dalla richiesta di rifondare legislativamente i Partiti,per renderli responsabili penalmente dei loro bilanci, cfr.www.repubblicadeicittadini.com, o www.listacivicanazionale.it), Manifesto che anche tu hai firmato, e i contenuti delle nostre petizioni sono perfettamente coerenti con la tua proposta di legge di iniziativa popolare per un Parlamento Pulito e il limite di due legislature, che invitiamo a firmare insieme al Manifesto.

Il problema fondamentale rimane mandare a casa la “Casta” alle prossime elezioni. La Casta che fa svendere le case degli enti pubblici e le compra; che alla lotta alle mafie per la confisca dei beni e delle ricchezze sostituisce quella ai lavavetri; che fa finta di non sapere che almeno un terzo della ricchezza del paese è prodotta dall’economia illegale e criminale che evade tasse e contributi e che lo Stato dell’evasione accertata( 50 miliardi di euro nel 2006) incassa appena l’1 per cento; che assegna consulenze a destra e a manca( 261 mila consulenti documentati dall’Espresso) dilapidando il denaro pubblico mentre il paese è sull’orlo del burrone; che ha fatto dei conflitti di interesse, che impediscono al paese di competere nell’economia globale, un sistema di governo; che ha ridotto servizi essenziali come la Scuola, le Ferrovie e l’Alitalia un colabrodo; che conduce con spietata violenza la certificazione del paese e non fa una piega di fronte all’abusivismo edilizio;che occupa tutti i mezzi di comunicazione, complici fino in fondo nel raccontare un paese che non esiste; che insieme a banche,imprenditoria,finanza e ormai alti corpi dello Stato forma una classe dirigente di OGM,di organismi geneticamente modificati,in una oggettiva complementarietà tra destra e sinistra che ho ricostruito chiarissimamente nel libro “Italiopoli” da te prefato. Sono infatti cose che sai meglio di me e che denunci da tempo. Perciò, uniamo le forze per mandarli a casa. E al più presto.

6.9.07

Collasso dell'economia globale: cosa sanno?


«Collasso dell’ordine globale» è per noi un’immagine paurosa ma vaga, che evoca prospettive tante volte ripetute ma difficilmente immaginabili: fine del petrolio, riscaldamento globale con siccità e dunque penurie e desertificazione, guerre per l’acqua, rottura del «mercato libero» e delle sue basi finanziare basate sul credito...
Sì, è facile elencare.
Ma provate a immaginare per un momento voi - ciascuno di voi - e la vostra famiglia, i vostri figli, nel «collasso dell’ordine globale».
Senza benzina e con energia scarsa, insufficiente e carissima.
Senza riscaldamento.
Con difficoltà alimentari, tesseramento e razionamento.
Senza lavoro e senza trasporti, e senza telefonini nè TV.
Tutto ciò che le masse danno per garantito e permanente - i consumi enormi, gli sprechi, la tecnologia dell’Occidente - può mancare entro dieci anni.
Noi riceviamo quasi tutto ciò che consumiamo da distanze immense, da trasporti facili ed economici: ci arrivano in container dalla Cina, dallìAsia, in tubature dalla Russia, dallìAlgeria. Non fabbrirhiamo noi la maggior parte delle merci che consumiamo, e non sappiamo più fabbricarle.
L’ordine globale è un sistema di interdipendenza: dipendiamo da altri, da stranieri, da estranei per tutto ciò che costituisce la nostra vita.
Se il sistema si rompe, si apre un’era nuova e antica.
L’era dell’autarchia, dove è meglio fabbricare le proprie merci e coltivare il proprio grano. Sappiamo farlo?
L’era dell’autarchia è l’epoca in cui i desideri superflui non si esaudiscono, anzi in cui nemmeno i bisogni reali e impellenti hanno piena soddisfazione.
Il collasso dell’ordine globale implica il ritorno a guerre di un certo tipo: armarsi per arraffare il petrolio o l’acqua ad altri.
L’Occidente in declino demografico non pare ben piazzato per questo: non ha abbastanza giovani da sacrificare per le nuove guerre di rapina, e i nostri giovani hanno mani lisce e bianche, sono signorini viziati.
Anche noi lo siamo.
Soprattutto, abbiamo perso le risorse interiori necessarie nelle età della penuria: la frugalità, il mutuo aiuto, lo spirito di sacrificio, la capacità di sopportare fame e freddo, la pazienza, la disciplina.
Nulla ci ha educato a quello, anzi abbiamo avuto l’educazione contraria: all’abbondanza senza impegno, alla festa perpetua del consumo e dello shopping, all’arroganza del «prima io».
Nell’era difficile del collasso globale, da noi, non è difficile prevedere quello che accadrà: il disordine, la sopraffazione, la guerra di tutti contro tutti per il tozzo di pane o per il privilegio. Quella che già ci scorre nelle vene, e che viene tenuta a bada dalla relativa abbondanza di cui tutti viviamo.
Per frenare il disordine anarchico si renderà necessaria la coercizione, l’autorità e la paura.
Chi ci comanderà, allora?
Quelli che ci comanderanno saranno degni del comando, o saranno come i nostri governanti di oggi, i primi ad arraffare la fetta migliore della torta, derubando la gente, e lasciando che noi - la maggior parte della società - si tiri fuori dagli stracci da sè, magari scannandosi?
Potete pensare che sto esagerando, come al solito.
Sì, quei signori sanno qualcosa.
Qualcosa che non ci dicono.E questo spiega, forse, parecchie delle cose incomprensibili che stanno facendo in questi anni.
Bush che coinvolge l’America in guerre disastrose, di durata indefinita, aprendo una voragine di debito nelle finanze dello Stato, come se sapesse che quel debito non lo pagherà mai; e intanto fa costruire campi di concentramento, per ora vuoti, e passa leggi di riduzione delle libertà personali, e prepara un «governo d’emergenza» pronto ad assicurare la «continuity of government» da bunker sotterranei.
O i finanzieri che impazzano in speculazioni sempre più dementi e arrischiate, come se mai dovessero renderne conto.
Guardate i potenti d’ogni parte, i politici e i miliardari d’ogni risma: tutti vivono e impazzano nel presente, ora per ora.
Sicuri dell’impunità, o come le orchestrine del Titanic, ci tengono buoni e dormienti con il calcio e la fiction.
Vivono come se non ci fosse un domani.
Cosa sanno, che noi non sappiamo?
fonte M. Blondet

5.9.07

Pronti i sicari dell'Informazione: i Negazionisti


Esprimete dubbi sulla versione ufficiale dell'11 settembre?
Allora siete negazionisti.
Negate la Shoah. Deridete l'Olocausto.
Lo hanno scritto a tutte lettere La Stampa e Il Corriere.
Ci si doveva arrivare.
Ora ci siamo.
La cosa, che m'era sfuggita, mi è stata segnalata dall'amico Emanuele Montagna, l'animatore di «Faremondo», il gruppo che a Bologna ha organizzato due straordinarie giornate in cui, con l'intervento di esperti americani, si segnalavano tutti gli indizi contrari a quel che «ci viene proposto di credere» a proposito del mega-attentato alle Twin Tower e al Pentagono: i terroristi arabi usciti da scuole di volo della domenica ma abilissimi piloti di Boeing, le opzioni «put» che scommisero in anticipo sul ribasso delle azioni delle compagnie aeree coinvolte nell'attentato e risultano comprate da una banca vicina al numero 3 della CIA, la caduta perfettamente verticale delle due Torri come per demolizione controllata (e la cascata di metallo fuso visibile nei fotogrammi, effetto improbabile per il kerosene, ma spiegabile con la termite che brucia a quasi 3 mila gradi), i giovanottoni della ditta di traslochi sorpresi a festeggiare l'evento tragico, fotografandosi a vicenda sullo sfondo delle Tower in fiamme e facendo il segno «V» con le dita, e che poi risultarono israeliani appena congedati da un corpo speciale del glorioso Tsahal…
E' inutile elencare, i lettori sono già informati.
Ma «Faremondo» e il loro amico Massimo Mazzucco, regista a Hollywood, sono probabilmente quelli che più hanno fatto per diffondere la conoscenza dei dati che smentiscono la versione ufficiale anche a sinistra.

Il movimento cresce da quella parte, sulla scorta di informazioni e dati già raccolti dal forte «9/11 Truth Movement» americano.
Soprattutto, lo scetticismo ha guadagnato personalità rispettate a sinistra, come Giulietto Chiesa, eurodeputato DS.
Ciò, evidentemente, ha allarmato in alto loco.

Ai grandi sacerdoti del culto verrebbe da chiedere: scusate, ma perché tenete tanto alla versione ufficiale sull'11 settembre, da proteggerla sotto la stessa intoccabilità dell'Olocausto?
Perchè insinuate che chiunque non creda a quel che la Casa Bianca ha detto dell'attentato dovrebbe essere «antisemita»?
Che cosa c'entra?
Che cosa c'entrate voi, con l'11 settembre?
Ma sarebbe inutile sperare in una risposta: quelli non rispondono, picchiano.
Non sono nel business del dibattito culturale, ma del potere brutale.
Della forza pura e semplice, «argomento» ultimativo contro i ragionamenti.
Il loro argomento è il manganello e la galera.
Il che dovrebbe ricordare qualcosa.
Perciò la goffaggine maldestra con cui il povero Ventura e il meno povero Fertilio hanno fatto l'amalgama secondo le istruzioni, non deve tranquillizzare.
Non si deve pensare che nessuno crederà ad un amalgama così ridicolo e campato in aria.
Quelli sanno benissimo di avere i mezzi - il potere - per imporre le loro calunnie, anche incredibili e mal-confezionate, come «verità».
Verità ufficiale.
E quel potere, sono decisi ad usarlo senza limiti legali o morali.
Le uscite dei due servi-pastori non sono estemporanee né occasionali; sono, quasi certamente, l'inizio di una campagna concertata, e concertata persino sul piano internazionale.
Una campagna di repressione; una campagna per imporre la verità ufficiale sull'11 settembre come «evento sacro», unicum metafisico e metastorico come l'Olocausto, giustificatore di tutte le guerre avvenute da quella data, e di tutte quelle a venire secondo sembrerà opportuno per il bene del Regno di Sion.
Repressione.
Censura.
Calunnia.
Impedimento alle vittime di portare i loro argomenti e le loro ragioni.
E' solo l'inizio, aspettiamoci il peggio.
C'è una «sinistra» tipo Manifesto, che non mette in dubbio la verità ufficiale, anzi partecipa al linciaggio di chi ne dubita; e ci sono Montagna e Mazzucco.
Il discrimine, diciamolo chiaramente, è Mammona: i secondi non hanno denaro e non ricevono finanziamenti dall'alto loco, fanno tutto a loro spese con sacrificio personale.
E tra i dubbiosi non c'è solo Giulietto Chiesa; di recente alla schiera scettica (o eretica) s'è unito anche Robert Fisk, l'inviato inglese dalla Terra Santa, giornalista di fama e autorità internazionale.
Ora, tutti costoro sono in pericolo per il loro coraggio.
Ce l'hanno insegnato gli ebrei: cosa avete fatto voi, goym, per impedire l'Olocausto?
La Chiesa ha taciuto davanti al crimine del secolo!
Ecco, questa generazione deve imparare a non tacere avanti al grande crimine che si è svolto e si svolge, sotto i suoi occhi, dall'11 settembre 2001.
Un crimine che ha fatto scorrere, e sta facendo scorrere, fiumi di sangue, ed altri ne farà scorrere.
Ventura e Fertilio - per Mammona - hanno scelto la parte in cui stare: quella di tacitare chi grida che è avvenuto il grande crimine, quella di chi impone la «verità ufficiale» al servizio del potere del momento.
Sono i serventi del Quarto Reich di questa generazione.
I negazionisti, sono loro.

fonte: Maurizio Blondet

2.9.07

L'Antipolitica


Si parla spesso di Antipolitica come di una cosa qualunquista o distante dai palazzi della democrazia, ma è veramente così?

Si può ricordare che la protesta fiscale è il germe da cui sono nate le democrazie (il saccheggio del thè inglese in America fu una rivolta fiscale), e la rivolta contro le classi parassitarie il fondamento delle repubbliche, a cominciare dalla francese: dunque è «politica» al più alto grado, o se vogliamo al grado più elementare e fondamentale.
E' il popolo che chiede conto ai suoi governanti divenuti sfruttatori costosi e parassiti inutili.
La rivoluzione francese fu l'eliminazione di una casta dominante che, sempre più costosa, aveva da tempo superato la sua utilità sociale, la difesa del suolo, compito della nobiltà medievale.
Veneziani, correggendosi e dando ragione a Stella, ha detto allora la cosa giustissima: la classe politica italiana governa sempre meno, perché le decisioni vere e gravi sono prese sopra la sua testa da entità sovrannazionali e oligarchiche (dalla UE al Fondo Monetario, dal WTO all'ONU), a cui ha ceduto la sovranità ricevuta dal popolo, e questo spiega l'esasperazione popolare verso i suoi lussi.
Infatti è questo il tema centrale della «politica», oggi.
L'esproprio della democrazia da parte di oligarchie e parassiti.
Una classe politica che governa sempre meno ma costa sempre di più, che non gestisce quasi più nulla ma si paga privilegi sempre più gravosi per la popolazione contribuente, è la definizione stessa di «classe parassitaria».
La stessa che si applicò, nel 1789, all'aristocrazia francese che viveva tra sfarzi e balli a Versailles, dimentica dei suoi compiti antichi.
La società italiana lo sente, e protesta; ma la sua protesta è inarticolata, perché non è riflessiva, e gli intellettuali non prestano ad essa la parola.
Ma oggi, la domanda deve essere più articolata.
Versailles era un centro di spesa unico e solitario.
Oggi, i centri della cosiddetta «democrazia» inadempiente sono prodigiosamente moltiplicati: Stato, regioni, province, consigli di zona (i cui presidenti a Milano già prendono 2 mila euro mensili), consigli di amministrazione, enti autonomi, consulenze, comunità montane (spesso sulle spiagge)… com'è accaduto che una classe politica che gestisce poco o nulla, abbia moltiplicato a tal punto gli strati di decisione «politica», asseritamente «democratica»?
Ovviamente, tutti vedono - anche se nessuno ne parla - che questa proliferazione cancerosa di strati «democratici» non rafforza affatto la democrazia, ma la ammala e falsifica.
I problemi di una quartiere urbano hanno davvero bisogno di un «consiglio» politico, ossia di un luogo dove la decisione è presa da un micro-parlamento in cui sono rappresentate maggioranza e opposizione?
Per rispondere, bisognerebbe aver chiaro a che cosa serve la politica nelle repubbliche.
Serve a decidere su grandi problemi la cui natura è «opinabile», ossia soggetta a discussione.
La Regione è più lontana ai cittadini dello Stato.
Di questo, i giornali nazionali parlano, bene o male è sotto l'occhio dell'opinione pubblica (anche se i «politici» fanno tutto per affumicare la «casa di vetro»): proprio la visibilità della politica di Stato è uno degli argomenti a favore della ri-centralizzazione.
Di ciò che si fa in Regione, pochissimo sanno.
Le Regioni sono un colossale moltiplicato centro di clientelismo e costi indebiti.
Lo ripeto: sono un fallimento.
Lo devo ripetere perché - fatto singolare - nessuno lo dice.
Non i politici (e si capisce: 12 mila euro mensili ai consiglieri regionali, autoblù agli assessori, miliardi di consulenze agli amichetti di parte, sinecure ai trombati), ma nemmeno gli intellettuali, i giornalisti, i giuristi.
Pare che le Regioni siano un sacro tabù.
L'argomento retorico è che si è portata la «democrazia», o «la partecipazione», più vicina ai cittadini.
E' falsissimo dogma della sinistra ideologica.
L'antipolitica non è la rabbia contro i miliardari pubblici; l'antipolitica è quello che fanno lorsignori.
E la loro incapacità di auto-riformarsi, di rinunciare ai loro privilegi come fece l'aristocrazia francese - in ritardo fatale - alla Pallacorda.
Cova la rivoluzione anche da noi?
Gli antipolitici che noi paghiamo sempre di più, coi nostri salari sempre più piccoli, perché si godano le loro Versailles e discutano di «alleanze» e simili coglionate a Telese.
A Telese!
Già questo dice lo stato della «democrazia»: il feudo del capataz Mastella diventa il palco della «politica nazionale».
Ma almeno, sempre meno gente si scappella quando i capataz passano, come facevano i contadini di sua maestà; e invece, sempre più gente rumoreggia, li minaccia col pugno, li vuole morti o appesi a Loreto.
Non è già un segno politico, questo?
Io credo di sì.
Un segnale importante, minaccioso.
Il popolo vuole di nuovo far paura ai suoi sfruttatori.
«El pueblo unido», come dicono a sinistra certi marpioni del Manifesto, che quando il popolo si unisce trovano da ridire spocchiosi e snob.
Il popolo è stufo dei parassiti: il momento è storico, guevaristi da superattico: non vi perdete almeno questa rivoluzione possibile.

fonte Maurizio Blondet