6.4.09

Gli squadroni della morte di Dick Cheney



















Comandos dei reparti d'elite Usa per le operazioni speciali, supervisionati direttamente dall’ufficio del Vicepresidente Dick Cheney che li utilizzava come uno squadrone della morte. Un gruppo che, con l’autorizzazione dell’allora presidente George Bush, viaggiava in ogni paese dove si stabiliva la necessità o l’utilità di realizzare azioni coperte e non divulgabili al riparo degli organi costituzionali di vigilanza sull’operato del governo. Il gruppo operativo, senza passare per l’ambasciata o il capo stazione locale della CIA, intercettava gli obiettivi previsti dalla lista fornitagli dalla Casa Bianca, li eliminava e lasciava il paese. Gli squadroni della morte agivano con l’appoggio del Vicepresidente Dick Cheney, di Karl Rove ed Eliott Abrams, responsabile della sezione Medio Oriente nel Consiglio di Sicurezza Nazionale. Seymour Hersh, giornalista investigativo del collettivo informativo “Popoli senza frontiere”, l’ha scritto su Pacifica e, siccome il vento è cambiato e il ricordo delle covert action della CIA e di altri organismi paralleli è ancora presente nella memoria collettiva americana, un congressista democratico, Dennis Kucinich, in una lettera inviata al leader del Comitato per le riforme governative del Congresso Usa, ha chiesto l’apertura di un’indagine immediata sulle rivelazioni di Hersh.

L’operazione sarebbe abbastanza simile a quanto venne realizzato con il "Plan Condor" in America Latina, che fu un vero e proprio programma di persecuzione ed eliminazione degli oppositori politici in tutto il continente realizzata dai servizi segreti cileni, argentini, brasiliani, uruguayani, paraguayani coordinati dalla CIA. A rendere molto credibili le accuse di Hersh c’è anche la sua stessa carriera professionale: Hersh, columnist del The New Yorker, fu infatti il giornalista che rivelò al mondo la atrocità delle truppe Usa in Indocina, tra le quali la strage di My Lay in Vietnam e l’insieme della Operation Phoenix a cura della CIA. Quelle di Hersh sono del resto ipotesi condivise anche da altri colleghi che si occupano delle covert action governative. Wayne Madson, ad esempio, ricorda che dal 2004 al 2005, anche lui ha scritto molte volte su queste unità operative segrete statunitensi, operanti soprattutto in Medio Oriente e in Afghanistan.

E proprio in Libano, stando alle ricostruzioni di Madson, lo squadrone della morte agli ordini della Casa Bianca si occupò direttamente dell’uccisione di vari uomini politici, tra i quali un dirigente cristiano e l’ex premier Rafik Hariri, la cui morte venne invece affibbiata dalla grancassa mediatica israeliana e statunitense al governo siriano, che si è sempre dichiarato innocente e persino danneggiato politicamente dall’assassinio di Hariri.

Wayne Madson sostiene non esserci nulla di nuovo rispetto al passato, circa l’esistenza di squadroni della morte operanti all’estero e direttamente gestiti dalla Casa Bianca o, per suo volere, dal Pentagono o dalla CIA; l’aspetto più inquietante, sottolinea Madson, è che in molti cominciano a pensare che queste unità di assassini governativi abbiano operato anche all’interno degli Usa. A tale proposito ricorda le parole durissime di Cheney contro il Senatore Paul Wellstone - “lo eliminiamo” disse l'allora Vicepresidente – solo poco tempo prima che l’aereo del Senatore esplose in volo uccidendo lui, sua moglie, sua figlia e l’equipaggio. Era il 2002 e “l’incidente” avvenne nello Stato del Minnesota.

Per l’appunto in Minnesota, davanti ad una platea che assisteva ad un dibattito intitolato “La crisi istituzionale degli Stati Uniti” dove si trovava ad intervenire insieme all’ex candidato democratico alla Presidenza Usa, Waltre Mondale, con il politologo Larry Jacobs nelle vesti del moderatore, Seymour Hersh ha deciso di parlare di quello che ha definito “un nuovo corso di spionaggio domestico della CIA che vede un anello esecutivo di assassinii”. Hersh ricorda che dopo l’11 settembre la CIA è stata direttamente e profondamente coinvolta nelle attività interne ai danni di tutti coloro che si riteneva fossero “nemici dello Stato”, senza nessuna autorità per farlo.

E non si tratta solo della “deviazione professionale” di un giornalista abituato a scavare sotto le verità ufficiali e le menzogne di Stato. In un recente articolo, il New York Times parla di un “Comando congiunto di Operazioni Speciali”, nome in codice JSOC. Si tratta di un gruppo indipendente che non rispondeva a nessuno se non a Bush e Cheney. Non dipendeva cioè nemmeno dal Segretario alla Difesa Gates o dal Capo di Stato Maggiore per le operazioni di interforze. Dipendevano direttamente da Cheney e non erano sottoposte alla supervisione del Congresso. Lo stesso NYT ha pubblicato un articolo dove si racconta di un Ammiraglio, William H. McRaven, che ordinò di fermare le operazioni perché le perdite erano divenute troppo alte.

Hersh ha ricordato come sia Cheney (allora funzionario della Sicurezza Nazionale) che Eliott Abrams, (allora Sottosegretario di Stato per l’America latina) lavorarono insieme già con l’Amministrazione Reagan-Bush nell’organizzazione dell’Iran-Contras-gate e che entrambi, in diverse occasioni, hanno sostenuto che l’operazione venne scoperta per essere stata al corrente di troppe persone nella Washington che decideva d’inondare di morti e terrore la rivoluzione sandinista. Da qui la necessità di realizzarne un’altra con maggiore segretezza. Ma pare che non sia stato sufficiente renderla ancora più segreta: Hersh ha detto di essere a buon punto nella raccolta del materiale per il suo nuovo libo sulle operazioni segrete della Casa Bianca, che dovrebbe essere pubblicato entro un anno. Se non succede qualcosa che lo impedisce.


di Fabrizio Casari

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