8.7.09

L'audience ha più peso del voto. L'élite e il potere

N el 1963 ho scritto il libro «L'élite senza potere», in cui sostenevo che, mentre nel mondo antico c'era una sola élite, quella del potere, formata dal re, la nobiltà e l'alto clero che, con la sua pompa e la sua magnificenza, ve­niva ammirata e costituiva un modello per tutti, oggi invece ve ne sono due. La seconda è formata dai divi, da star in­ternazionali, dai personaggi dello spet­tacolo noti a tutti, amati, ammirati e imitati e che costituiscono l'oggetto del pettegolezzo collettivo nelle società di massa. Questa élite interessa per la sua vita privata, i suoi amori, i suoi di­vorzi e offre a tutti modelli di comporta­mento. E, pur non avendo un potere for­male, ha un immenso peso sulla mora­le e sul costume. Quando scrivevo già si vedeva l'enorme influenza di Elvis Presley. Negli anni successivi arrive­ranno Joan Baez, i Beatles, gli hippy. Sono loro che mettono in moto la rivolu­zione giovanile, quella sessuale e crea­no le condizioni per il femminismo.

Cos'è cambiato da allora? I sociologi ci hanno detto che sono incominciati il postmoderno, il relativismo culturale, il neopaganesimo, che la società si è frantumata in tribù, è diventata liqui­da. E pare strano che nessuno di loro abbia notato il fatto più semplice ed ele­mentare: che quella che avevo chiama­to l'élite senza potere oggi in realtà ha preso il potere su tutti i mezzi di comu­nicazione di massa. Oggi è lei che pla­sma ufficialmente l'opinione pubblica e la morale corrente. Non sono più le uni­versità, i filosofi, il clero a dare modelli di comportamento. Il popolo se li fa da sé guardando e discutendo ciò che vede alla televisione. Ma a decidere chi arri­verà sullo schermo e prenderà la paro­la è una élite formata dai grandi con­duttori, divi, cineasti, cantanti, giorna­listi, comici che si cooptano fra di loro. Essi si presentano come modelli da imi­tare, poi giudicano, danno consigli, lan­ciano slogan, animano e dirigono i di­battiti. Il tutto poi viene ripreso dai quotidiani, dai settimanali e da inter­net.

Non esistono perciò più una élite del potere ed una élite senza potere, ma due élite del potere: quella politica e quella dello spettacolo. La prima si for­ma attraverso il dibattito politico e le elezioni, la seconda attraverso la coop­tazione e l'audience. Inoltre le due sfe­re della politica e dello spettacolo spes­so si sovrappongono e, nel campo del costume e dei valori, l'élite dello spetta­colo tende a prevalere su quella politi­ca. L'audience ha più peso del voto.

di Francesco Alberoni

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