25.11.09

L'impotenza del potere



Fin da quando Hobbes ha immaginato lo Stato come un mostro onnipotente, il Leviatano, il potere centrale di ogni Paese è stato considerato capace di risolvere tutti i problemi vecchi e nuovi della condizione umana. A prescindere dal grado di democrazia esistente, lo Stato è sempre intervenuto nell'economia, ha sempre deciso della guerra e della pace, dell'istruzione, della salute e di tanti altri aspetti della vita dei propri cittadini. Anzi, proprio questa onnipresenza dello Stato ha fatto nascere reazioni liberatorie, opposizioni più o meno violente all'invasione nella esistenza della persona. Ma il potere dello Stato non è onnipotente, non solo perché singoli individui criminali o associazioni di individui praticano sistematicamente la violazione delle leggi, ma anche per l'esistenza dei cosiddetti poteri occulti, che costringono lo Stato a fare delle scelte che favoriscono interessi provati di individui o di particolari categorie sociali.
Anche prescindendo dalla bontà o dall'intelligenza dei governanti e delle enormi macchine che li aiutano a prendere le decisioni, la volontà dello Stato, e addirittura quella delle comunità internazionali, è obbligata a fermarsi per l'eccessiva complessità dei problemi.
Alcuni esempi recenti confermano l'impotenza a decidere della comunità internazionale. Il vertice mondiale sulla sicurezza alimentare, organizzato dalla FAO a Roma dal 16 al 18 novembre di quest'anno, si è concluso con un nulla di deciso per "la mancanza di impegni concreti dai Paesi ricchi, che si assumono responsabilità e promettono risorse che non arriveranno mai". Oltretutto, al vertice erano assenti i potenti del G8, che, pur essendo consapevoli del problema della fame nel mondo, non possono fare di più, non solo per la impossibilità di risolvere la situazione. Infatti, il miliardo di affamati è il risultato del fenomeno inarrestabile della crescita della popolazione umana, attualmente di 7 miliardi di individui, che, secondo previsioni scientifiche, "entro il 2030 causerà una crisi globale".
Durante il vertice di Roma, il segretario generale dell'ONU, Ban Ki-moon, in previsione del vertice di Copenhagen sui cambiamenti climatici, ha dichiarato: "non può esserci sicurezza ambientale senza sicurezza alimentare". I problemi difficilmente risolvibili si intrecciano e si aggravano vicendevolmente, rendendo sempre più impotente la comunità internazionale a risolverli. Infatti, Obama, nel suo viaggio in Cina, per risolvere i gravi problemi del rapporto Cina-USA, ha anticipato, insieme al leader cinese "un ridimensionamento della Conferenza sul Clima che si apre tra tre settimane a Copenhagen". Nonostante le reazioni furiose di alcuni membri della Comunità Europea, i due principali inquinatori del mondo, Cina e USA, hanno preannunciato di non voler ridurre drasticamente le loro emissioni. In realtà, i due colossi industriali non possono rinunciare all'uso del carbone per la produzione dell'energia elettrica; infatti le centrali a carbone in USA e in Cina rappresentano dal 50 all'80% del totale. La Cina non ha petrolio e gli USA giacciono sul più vasto giacimento di carbone del mondo. Ma anche l'Europa ha dimostrato recentemente l'incapacità di saper esprimere la propria potenza politica nei confronti dei colossi americano e cinese; infatti, nell'elezione dei propri supremi rappresentanti nel congresso internazionale, l'Europa non ha potuto esprimere che due figure scialbe, e quindi di scarso peso politico. In questo caso, l'impotenza del potere è racchiusa nella sua stessa natura: l'unione forzata di nazioni con interessi contrastanti spinge al compromesso e alle scelte di basso profilo. Questo è il limite generale del potere organizzato nelle attuali forme della democrazia parlamentare.
di Romolo Gobbi

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