13.11.07

Sigonella: sempre più trampolino di guerra


Dopo aver lanciato l’ipotesi dell’installazione in Italia della principale infrastruttura militare di supporto ai temibili aerei senza pilota Global Hawk delle forze armate USA, Terrelibere.org è entrata in possesso di due documenti ufficiali che svelano l’identità della base prescelta. Si tratta dello scalo siciliano di Sigonella, il maggiore avamposto di guerra degli Stati Uniti nel Mediterraneo. Il governo italiano si trincera in un imbarazzato ‘no comment’.
Sigonella base operativa dei Global Hawk dei militari USA.




Una lunga inchiesta pubblicata da lo scorso mese di maggio aveva sollevato l’ipotesi che le forze armate statunitensi potessero scegliere l’Italia per allestire la principale base operativa per i nuovi micidiali velivoli senza pilota Global Hawk. Progettati e prodotti dalla Northrop Grumman, essi rappresentano l’ultima generazione dei cosiddetti “Unmanned Aerial Vehicles - UAV”, gli aerei senza pilota, teleguidati, la cui funzione primaria è quella di spiare il fronte nemico, individuare gli obiettivi e infine dirigere gli attacchi e i bombardamenti.

Supersofisticati e costosissimi, i Global Hawk sono uno strumento cardine per dare concretezza alla “Joint Vision 2010” del Pentagono. È grazie ad essi che le forze aeree potranno “ottenere la superiorità nell’acquisizione delle informazioni nei teatri di combattimento, ovvero la capacità di raccogliere, processare e diffondere un flusso ininterrotto di informazioni e nello stesso tempo sfruttare o danneggiare l’abilità dell’avversario nello stesso campo”.

Il 2007 è un anno chiave per la localizzazione geostrategica dei nuovi velivoli senza pilota. Tra i principali progetti d’investimento di Eucom, il Comando degli Stati Uniti che sovrintende a tutte le operazioni militari in un’area che si estende dall’Oceano Atlantico al Golfo Persico, c’è una voce dedicata al “Global Hawk Aircraft Maintenance & Operations Complex”, il centro operativo e di manutenzione degli UAV. Il programma è così rilevante che nella proposta di bilancio annuale consegnato il 7 marzo 2006 alla Commissione Difesa del Senato degli Stati Uniti, il Comandante supremo di Eucom, generale James L.Jones, ha scelto di mantenere il massimo riserbo sui costi e sul paese europeo prescelto per l’installazione del complesso.

Sull’ipotesi di installare i Global Hawk in Italia, un imbarazzato silenzio è stato tenuto sino ad oggi dal presidente del Consiglio e dal ministro della difesa Parisi. Quest’ultimo si è guardato bene pure dal rispondere ad un’interrogazione parlamentare presentata il 6 giugno 2007 dall’on. Elettra Deiana (Prc). Nel chiedere conferma delle anticipazioni di Terrelibere.org e delle eventuali ragioni che avrebbero convinto il Governo “ad operare tale concessione logistica agli Usa”, l’on. Deiana aveva sottolineato il diritto del Parlamento ad essere comunque informato preventivamente su “accordi così rilevanti sul piano geo-strategico internazionale”.

Ebbene, non c’è più bisogno di attendere segnali di fumo dal Governo. Terrelibere.org è infatti venuta in possesso di due documenti delle forze armate statunitensi che svelano il nome della località prescelta per ospitare i nuovi strumenti di guerra. Non ci si era sbagliati. I Global Hawk sono destinati al nostro paese. Più esattamente essi opereranno a partire dalla base siciliana di Sigonella, la maggiore infrastruttura militare che la Marina Usa possiede nel Mediterraneo.

Un’infrastruttura da 26 milioni di dollari

Il primo documento che fornisce dettagliate informazioni sull’installazione dei nuovi velivoli senza pilota è a firma dell’US Air Force, l’aeronautica militare statunitense. Stilato nel febbraio 2006, è costituito da alcune schede analitiche inserite nel “Military Construction Program. Fiscal Year 2007. Budget Estimates”, il programma per la realizzazione di infrastrutture militari da avviare con il bilancio 2007. Le schede descrivono proprio il “Global Hawh Aircraft Maintanance and Operations Complex”, progetto catalogato con il codice USAFE073006 “Nuova Missione Classificata”.

La richiesta di spesa per il centro operativo è di 26 milioni di dollari, 2/3 dei quali necessari per la realizzazione del complesso vero e proprio (“officine, spazi uffici, pavimentazione dell’area di arrivo e di stazionamento, l’istituzione di una forza di protezione/antiterrorismo”), ed il resto del budget per approntare le facilities di supporto (“pavimentazione, miglioramento dei siti, sistemi di comunicazione, forza di protezione passiva, demolizione e ricollocazione, supporto ambientale”).

Il piano insediativo per il nuovo megacomplesso per i Global Hawk prevede l’utilizzazione di una superficie totale di 5,700 metri quadrati di terreno dove costruire un nuovo hangar con quattro sezioni indipendenti per i velivoli. “L’hangar – si legge nella scheda predisposta dall’US Air Force - sarà costituito da una struttura di acciaio, costruzioni in muratura, tetto con giunture metalliche, pavimenti in cemento, un sistema antincendio altamente sviluppato, infrastrutture varie, pavimentazioni e reti per la comunicazione. Saranno necessarie la demolizione dell’esistente vano test motori così come le operazioni di bonifica ambientale”.

Ancora più dettagliata la descrizione delle finalità operative dell’infrastruttura. “Lo spazio hangar è necessario per supportare la manutenzione, il riparo e le attività ispettive dei velivoli che devono essere fatte necessariamente all’interno di una struttura coperta. Il velivolo Global Hawk richiede uno spazio interno per gli interventi, utilizzabile in qualsiasi momento, che garantisca le ispezioni previste, una migliore manutenzione dei sistemi di approvvigionamento carburanti, il riparo delle componenti aeree, le operazioni pre-volo così come quelle di miglioramento e modificazione di ordine tecnico. L’hangar assicurerà un’area per i depositi di macchinari e per supportare la manutenzione delle infrastrutture, ricevere componenti aeree, eseguire le operazioni di carico e stoccaggio ed ospitare gli spazi per gli uffici e i centri amministrativi”.

Ma è il passo successivo del documento a svelare l’identità della base militare destinata ad ospitare il complesso strategico. “L’area di stazionamento per il nuovo hangar è necessaria per supportare concretamente la nuova missione quando essa potrà essere integrata nell’esistente area di parcheggio di NAS Sigonella. Questo nuovo hangar assicurerà il supporto ad un totale di quattro velivoli Global Hawk”. Il supporto terrestre degli aerei avrà come protagonisti un Mission Control Element (MCE) ed un Launch and Recovery Element (LRE).

Questi elementi sono costituiti da persone (4 nell’MCE e 2 nell’LRE), computer, dispositivi per la comunicazione e shelter. “Il Mission Control Element sarà realizzato presso un luogo separato con il bilancio 2008. Una volta aviotrasportato, il Launch and Recovery Element condurrà il velivolo all’MCE”. Stando infatti alle linee progettuali del dispositivo militare, mentre l’elemento predisposto al lancio e al ricovero (LRE) deve essere assolutamente installato presso la base operativa dei Global Hawk, l’elemento di controllo della missione (MCE) può essere localizzato teoricamente ovunque.

Un successivo paragrafo del documento allestito dall’US Air Force conferma il ruolo centrale della base aereonavale siciliana per le future operazioni dei micidiali velivoli senza pilota. “Il Global Hawk (RQ-4) condurrà operazioni nel teatro europeo. Il luogo prescelto per la sua installazione manca di adeguate facilities che consentono la manutenzione di livello per lo svolgimento della missione del Global Hawk. NAS Sigonella sarà in grado di fornire alcuni spazi di parcheggio esistenti per supportare queste maggiori richieste, ma saranno necessarie aree aggiuntive per il nuovo hangar. Una struttura esistente per le operazioni di lavaggio dei velivoli ha già sede a NAS Sigonella per supportare la nuova missione. (…) Nel caso in cui non venisse realizzato il nuovo hangar, il velivolo non sarà in grado di realizzare le proprie essenziali missioni di riconoscimento nel teatro europeo”. Un’esplicita conferma che per il riparo e la manutenzione dei Global Hawk è operativa già da almeno un paio d’anni la base siciliana e come continui ad essere il vecchio continente lo scenario di una nuova proliferazione degli strumenti di guerra.

La scheda dell’Us Air Force sul “Global Hawh Aircraft Maintanance and Operations Complex” si conclude con un cronogramma di esecuzione del progetto: entro il gennaio 2007 la stipula dei contratti con le imprese; l’avvio dei lavori a marzo dello stesso anno; il completamento dei lavori entro il marzo 2009.

Global Hawk per la Marina a stelle e strisce

Il secondo documento ufficiale che conferma il ruolo di Sigonella quale principale base operativa per i Global Hawk delle forze armate USA è il report a firma del capitano Paul Bosco, vicecomandante NAVFAC (Naval Facilities Engineering Command), dal titolo “Navy Programs in Europe – A virtual tour of NAVFAC Europe” (I programma navali in Europa – Un tour virtuale di NAVFAC Europa). Il documento, datato 15 marzo 2006, descrive i più importanti programmi di costruzione e potenziamento delle infrastrutture della Marina Usa nell’area geografica che si estende dalle Azzorre sino a Bahrain e Djbouti, passando per Portogallo, Spagna, Italia, Grecia ed Egitto.

Un paragrafo è riservato alla stazione aeronavale di Sigonella: “la base rappresenta il secondo maggiore sforzo finanziario della US Navy (un programma di 535 milioni di dollari di cui è stato già completato l’85%), mentre si prevede per l’anno fiscale 2007 una spesa comprensiva tra i 20 e i 30 milioni di dollari per realizzare la facility per i Global Hawk della Us Air Force”. Il capitano Paul Bosco aggiunge che sempre nel 2007 tra i 10 e i 15 milioni di dollari saranno destinati per implementare a Sigonella lo “SPAWAR Mobile User Objective System” (un pericolosissimo sistema radar per le comunicazioni satellitari di ultima generazione), mentre altri 20-30 milioni di dollari saranno inseriti nel budget 2008 per altre infrastrutture militari presso lo scalo siciliano.

Anche la Marina militare statunitense punta all’acquisizione di Global Hawk da schierare nei principali teatri operativi. “Circa 40 velivoli UAV saranno dislocati in cinque siti: Kaneohe, Hawaii; Jacksonville, Florida; Sigonella, Italia; Diego Garcia, Oceano Indiano, e Kadena, Okinawa per assicurare la sorveglianza marittima in qualsiasi parte del mondo”, ha dichiarato nell’ottobre 2005 Dyke Weatherington, sottosegretario alla difesa con delega all’acquisizione di nuove tecnologie ed alla logistica. Un’ulteriore conferma ufficiale che l’Italia si trova sempre più al centro dei futuri piani di guerra USA.

Scheda: Caratteristiche e funzioni dei Global Hawk

I velivoli senza pilota di ultima generazione assumono un ruolo determinante nelle strategie di guerra permanente degli Stati Uniti d’America, sempre più proiettati ad affermare la propria superiorità tecnologica e militare in qualsiasi scacchiere mondiale. In un loro rapporto al Congresso degli Stati Uniti del dicembre 2000 dal titolo “Airborne Intelligence, Surveillance & Reconnaisance (ISR): The U-2 Aircraft and Global Hawk UAV Programs”, gli analisti Richard A. Best e Cristopher Bolkcom spiegano che “l’abilità ad accumulare un’adeguata e tempestiva informazione sulle forze nemiche è un obiettivo essenziale delle moderne operazioni militari. L’uso crescente di precise munizioni teleguidate (PGMs) che possono distruggere specifici obiettivi senza estesi effetti collaterali dipende innanzitutto dall’ottenimento di informazioni precise”.

Per sorvegliare e perlustrare vaste aree geografiche mondiali, dalla fine degli anni ’50 le forze aeree USA hanno utilizzato gli aerei-spia U-2 “Dragon Lady” operativi dalle basi di Beale (California), Osan (Corea del Sud), Akrotiri (Cipro), Istres (Francia) Taif e Prince Sultan (Arabia Saudita) e, naturalmente, Sigonella. Più recentemente gli U-2 hanno assunto un ruolo centrale per coordinare le operazioni di guerra contro l’Iraq nel 1991 e contro la Serbia nel 1999. “Gli U-2 – scrivono gli analisti statunitensi - hanno fornito durante l’Operazione Desert Storm il 30% di tutti i dati di intelligence, il 50% delle immagini fotografiche ed il 90% delle informazioni relative agli obiettivi terrestri nemici.

Successivamente in Kosovo gli U-2 hanno fornito più dell’80% delle immagini necessarie per i bombardamenti aerei alleati contro la Serbia. Nel XXI secolo il Global Hawk (RQ-A4) è destinato a sostituire gli U-2, accrescendone le capacità operative”. Quest’ultimo velivolo è infatti dotato di maggiore autonomia e raggio di azione e di migliorate capacità d’intelligence; inoltre presenta i vantaggi di essere teleguidato e di poter operare sfuggendo al controllo dei radar avversari.

Il Global Hawk ha già avuto il suo battesimo di guerra: dal 2001 l’US Air Force lo ha impiegato per oltre 6.000 ore di volo in decine di missioni in Afghanistan e Iraq. Le sue caratteristiche tecniche non sono comparabili con nessuno dei sistemi ospitati negli arsenali di morte: con un peso di 13 tonnellate il Global Hawk può volare a circa 600 chilometri all’ora a quote di oltre 20.000 metri; il velivolo è in grado di monitorare un'area di 103,600 chilometri quadrati grazie ad un potentissimo radar e all’utilizzo di telecamere a bande infrarosse. Le immagini registrate vengono poi trasmesse per via satellitare ai comandi terrestri. L’autonomia di volo di questo aereo senza pilota è invidiabile: 36 ore con un solo pieno di carburante. La sua rotta è fissata da mappe predeterminate, un po’ come accade con i missili da crociera Cruise, ma gli operatori da terra possono cambiare le missioni in qualsiasi momento.

“Gli odierni programmi del Dipartimento della Difesa prevedono la realizzazione di 12 velivoli Global Hawk nel periodo compreso tra il 2003 e il 2009”, affermano Richard A. Best e Cristopher Bolkcom. “Questi velivoli UAV dovrebbero essere forniti di piattaforme per i sensori EO/IR/SAR, e in una prima fase, secondo l’US Air Force, opereranno congiuntamente con gli U-2. Nel 2009 l’US Air Force vorrebbe produrre 4 velivoli Global Hawk di nuova generazione che potrebbero trasportare sensori SIGINT e che sostituiranno definitivamente gli U-2”.

Antonio Mazzeo

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