8.9.06

Israele: un esercito senza storia


Se la percezione del suicidio di immagine registrato da “Israele” con la guerra di aggressione al Libano è immediata e senza appello a partire dai bombardamenti aerei su Beirut passando per la strage di Qana e finendo con la semina dei contenitori a grappolo sulle macerie dei villaggi colpiti (72 ore prima del “cessate il fuoco”, per rallentare l’opera di ricostruzione e colpire le popolazioni locali), è rimasta totalmente in ombra la dimensione e la profondità del K.O. subito a livello militare da Tsahal nello scontro con Hezbollah nel territorio della ‘Fascia Sud’.
Per facilità partiremo dalle immagini passate centinaia di volte sui media per celebrare la potenza di fuoco di “Israele” al ritmo - come si è voluto sostenere - di “1 colpo al minuto”: i semoventi d’artiglieria da 155 mm inquadrati sul terreno dalle telecamere a gruppi di 8-10 unità in azione isolata o congiunta di fuoco con centinaia di proiettili allineati e serventi di pezzo affaccendati a trasportare all’interno dei mezzi corazzati anche le cariche di lancio (contenitori cilindrici di colore bianco con polvere nera).
Saltando molte nozioni balistiche occorre sapere che il tiro di artiglieria è stato, in occasione di tutte le riprese televisive osservate, sempre ad alzo 45°, o giù di lì, alla massima gittata, mirato quindi sui villaggi e sulle città abbandonate dai profughi, per produrre più danni possibili ai centri abitati con l’obiettivo di fare terra bruciata al ritorno delle popolazioni locali colpevoli, nella logica di Tsahal, di appoggiare la struttura militare di Hezbollah.
Verrebbe da notare che “azioni belliche” dirette intenzionalmente contro villaggi, città e residenti sono nel diritto internazionale classificate come “crimini di guerra”.
In queste condizioni il fuoco di batteria è stato corretto sui dati della ricognizione aerea di zona che indica i livelli di distruzioni via via raggiunti sul terreno, per passare poi, secondo le priorità dei comandi di Tsahal, ad altri bersagli “paganti”.
Saltando problemi di effetto temperatura sulle anime dei cannoni, di umidità variabile delle cariche di lancio ed altro, si può affermare con tranquillità che sparare proiettili da 155 mm a distanze di 8-10 km può avere come obiettivo tattico solo bersagli civili di grosse dimensioni più che centri nemici di “punto” come posizioni fortificate di retrolinea o postazioni mobili di razzi Hezbollah.
Per capire l’usura e i costi di questo fuoco di artiglieria basterà pensare che l’interno dell’affusto del semovente dove scorre il proiettile spinto dalla carica di lancio, dopo 600-700 colpi deve essere completamente riallineato per mantenere l’efficienza della pressione di spinta, e dopo altri 400-500 colpi sostituito con costi altissimi.
Per quanto possa sembrare paradossale, la guerra di aggressione aerea, terrestre e navale al Libano è finita per costare ad “Israele” 6.8 miliardi di dollari, 1.7 miliardi di dollari in più di quanto occorrerà al Libano per ricostruire la sua economia e le sue infrastrutture. Queste indicazioni di spesa sono state rilevate dal quotidiano “New Yorker”, organo del Partito Comunista Americano, sul calcolo presunto dei costi per la “Israele Air Force” di 250 aerei F 15 e F 16 in azione di bombardamento per oltre un mese sul Libano, conteggiando uso del personale, i consumi dal carburante avio, fino al trasporto al bersaglio di 2 bombe da 500 pound ad ogni missione sugli obbiettivi in Libano. ;
Dal 1973 “Israele” ha ricevuto dagli USA linee di finanziamento, per acquisti militari, e crediti a fondo perduto per migliaia di miliardi di dollari.
Dopo la ritirata con la coda tra le gambe di Tsahal del 2000 dalla fascia a ridosso del confine “israelo”-libanese, Hezbollah ha costruito con l’assistenza di ingegneri militari migliaia di case isolate o a gruppi sui costoni delle colline, a ridosso di posizioni dominanti le vallate, disseminando il terreno di altrettante costruzioni che definiremo “falsi bersagli”.
Bersagli con le apparenze di fortini o di posizioni di osservazione. Con una particolarità. I capisaldi di difesa di Hezbollah sono stati costruiti invece con percentuali maggiorate di tondini di ferro, tetti orizzontali e solai in cemento spessorato.
In queste condizioni, le strutture portanti non collassano a sfoglia, ma rimangono in equilibrio precario senza seppellire sotto le macerie il piano terra. Sotto le fondamenta, in ordine sparso, sono stati costruiti dei rifugi antiaerei con più vie di fuga per l’esterno, su terreno libero. Hezbollah, coprendosi con un ombrello di “cemento armato” sulla testa , spesso a più piani, ha parzializzato gli effetti del bombardamento aereo con bombe a caduta libera da 350-500 pounds sganciate dagli F 16 e reso del tutto inoffensivo il tiro razzi aria-terra degli Apache e quello diretto, dei Merlava, da 120 mm capsulati.
Dal momento che un’abitazione del villaggio per essere approntata richiede gli stessi materiali per la costruzione di un bunker, a partire dallo sterro per la colata di cemento delle fondamenta, la ricognizione aerea e satellitare di Tsahal non è riuscita portare a termine una mappatura affidabile che distinguesse costruzioni “normali” da quelle con strutture ispessite e interrate da adibire a ricovero e protezione per i militanti di Hezbollah.
L’unico elemento che avrebbe potuto far distinguere a “Israele” l’obiettivo “vero” da quello “falso” con la ricognizione satellitare e aerea di zona era mantenere la contabilità aggiornata del numero dei viaggi delle betoniere costruzione per costruzione. Impresa pressoché impossibile che ha mandato, di fatto, a vuoto qualsiasi tentativo di osservazione e di classificazione dei bersagli da colpire, ammesso che sia possibile un bombardamento selettivo in grado di distruggere con precisione un bersaglio ed escluderne un altro con jets che spuntano velocità a media quota di 0.7-0.8 mach e che operano in condizioni di passaggio diretto sul bersaglio lanciando in sequenza di shaff alluminio magnesio per eludere la corsa a bersaglio di missili terra-aria Strela.
Tutte le strade di accesso ai villaggi, poco più che strade sterrate, costruite su tornanti “allungati”, sono state predisposte per interrare esplosivo plastico o posizionare cariche ai lati delle “strade”.
Il bombardamento aereo sulle strutture meno resistenti ha prodotto cumuli di macerie che sono state poi utilizzate da Hezbollah come centri di fuoco dotati di armi anticarro di grande precisione come i Kornet-E, con gittate, di giorno, oltre i 4.500 mt e una possibilità di perforazione di lastre d’acciaio di 1.200 mm, mentre nel combattimento ravvicinato il Partito di Dio ha usato gli RGP 39 con 500 mt di gittata anche come arma antipersonale contro Tsahal.
Il trasporto dei materiali edili per la fasciatura delle strutture in cemento armato ha permesso ad Hezbollah di trasportare a destinazione, sfuggendo anche qui alla ricognizione aerea e satellitare, esplosivi, mine anticarro, munizioni e armi leggere AK 47 e mitragliatrici AKM.
Per eludere e mandare a vuoto la ricerca aerea all’infrarosso, i nuclei di Nasrallah che operavano allo scoperto durante le ore notturne erano dotati di tute termiche di colore nero.
Il completamento di migliaia di abitazioni, dal 2000 al 2006, in aggiunta a quelle già esistenti, ha portato a un’efficace utilizzazione militare di queste strutture da parte di Hezbollah nel contrasto alla guerra di aggressione di Olmert e di “Israele”.
Gli appartamenti completati sono stati occupati dai combattenti del partito di Dio e dalle loro famiglie rinforzando un sistema di avvistamento e di allerta - specie nella fascia immediatamente a ridosso del confine, nei periodi precedenti l’aggressione di “Israele” - di grande efficienza, 24 ore su 24. Niente di quello che succedeva nell’area è sfuggito alla Milizia di Nasrallah.
Le strutture abbandonate sotto la pressione aerea, già minate, sono state fatte detonare a distanza da Hezbollah tutte le volte che un plotone o un unità di terra di Tsahal hanno preso possesso da vicino dei villaggi a ridosso del confine. In più casi, l’ utilizzo delle coperture ha portato all’annientamento di unità combattenti che avevano trovato rifugio all’interno delle stesse. Tsahal ha dovuto registrare la perdita di oltre 50 uomini prima di dover alloggiare all’aperto o in tenda i riservisti della fanteria esplorante.
Le perdite di Tsahal fin dai primi giorni dell’attacco via terra alla ‘Fascia Sud’ del Libano sono state ingenti. Sulla direttrice di attacco di Bint-Jbeil e Marun al-Ras, due villaggi a ridosso del confine, le forze corazzate di “Israele”, accompagnate da fanteria esplorante e da ricognizione blindata, hanno incontrato una forte resistenza.
I progressi sul terreno non hanno mai raggiunto profondità superiore a 1-3 km, mentre il controllo della zona, dopo una settimana, era ancora estremamente precario. La mobilità dei nuclei di Hezbollah, composti da unità di 7-8 combattenti armati di lanciarazzi e armi leggere, ha colto completamente di sorpresa lo stato maggiore di “Israele”.
Respinto l’attacco delle unità di élite di Tsahal che sono state ritirate dal campo con forti perdite, Hezbollah ha contenuto prima e contrastato poi con successo, in condizioni di inferiorità numerica di 1 a 10, la Brigata Golani e i battaglioni della Riserva della Israel Defence Force.
Per il Generale Halutz e il suo Stato maggiore il comportamento in battaglia delle Forze della Riserva è stato deludente. Per la prima volta nella “storia” di “Israele” l’assemblaggio sul campo di impiegati, operai dei kibbutz, universitari, professionisti e studenti delle scuole rabbiniche ha prodotto incertezze operative ed evidenziato larghi strati di demotivazione al combattimento.
Nel momento più intenso degli scontri, Hezbollah ha avuto sul campo 700 uomini.
Lo schieramento sul campo di Tsahal è stato tardivo e organizzato in condizioni di emergenza operativa rivelando crepe in coordinamento e logistica.
La mancanza di strade asfaltate ha reso problematico l’avanzamento dei carri da battaglia Merlava, costretti ad operare, proceduti da bulldozer, su percorsi accidentati e minati, esposti a contrattacchi anticarro di Hezbollah in zone rocciose a macchia mediterranea.
Un ambiente che ha offerto ottime capacità di mimetizzazione, appostamento e vie di fuga alla Milizia di Nasrallah, consentendole di limitare i caduti a qualche decina di uomini.
L’uso di formazioni di carri armati in colonna a quote collinari contraddistinte da vie di transito a scarsa carreggiata, sterrate, a tornanti lunghi, e da passaggi obbligati si è rivelato, e non poteva essere diversamente, un handicap strategico.
Le perdite di Tsahal al “cessate il fuoco”, in mezzi corazzati e blindati, possono essere riassunte in un numero non inferiore a 200 (duecento).
Le conferme sono arrivate da Victor Litovkin, un esperto militare di Ria Novosti, una delle più accreditate agenzie di stampa di Mosca. Ex ufficiale dell’Armata Sovietica, Litovkin può vantare, oltre a una riconosciuta serietà internazionale, un’ottima preparazione militare nel settore.
La sua relazione per “Reseau Voltaire” ha contabilizzato in 400 caduti e in oltre 1.000 feriti le perdite complessive di Tsahal nella ‘Fascia Sud’ del Libano. Da ricordare che i Merkava, come qualsiasi altro blindato, hanno un equipaggio formato da un conduttore, un armiere e un avvistatore capocarro.
Le azioni in profondità nella valle della Beqaa di commando di Tsahal alla ricerca e alla cattura, come è stato detto, di esponenti di primo piano di Hezbollah, e alla distruzione di depositi di razzi, si sono concluse con clamorosi e ripetuti insuccessi tattici.
Le forze elitrasportate di “Israele” sono state scoperte nelle fasi di trasferimento, attese e contrastate, ogni volta, duramente sul terreno da Hezbollah. Il ripiegamento dei commando è stato possibile solo con una forte copertura aerea.
La spiegazione va ricercata più che nella qualità professionale delle forze di Tsahal in una condizione di riequilibrio tecnologico sul terreno nell’avvistamento (satellitare dell’Iran?), radar (Siria?), nel probabile uso di U.A.V. (aerei senza pilota) e di un’efficiente comunicazione a terra di Hezbollah. Sull’intera ‘Fascia sud’ che va dal mare con una profondità di 8-10 km fino alle Fattorie di Shebaa, all’altezza del Golan e al fiume Litani, “Israele”, nell’ultima settimana prima del “cessate il fuoco”, ha operato più puntate di penetrazione, con fanteria a piedi, appoggiata da ricognizioni di Apache e appoggio di F 16 solo su direttrici di fondovalle sgombre da villaggi, città e posizioni fortificate di Hezbollah, con l’obbiettivo di tenere sotto controllo più terr eno possibile.
In queste condizioni, le linee di rifornimento di Tsahal si sono allungate fino al punto di non poter assicurare un’assistenza logistica e alimentare adeguata agli “scarponi” che aveva sul terreno, lasciandosi alle spalle e ai fianchi posizioni fisse e mobili di Hezbollah a qualche km di distanza. Una situazione tattica come, si può percepire, debole e sopportabile per tempi limitati.
Un altro aspetto da mettere in evidenza è stato il fallimento pressoché completo della Israel Defence Force nella distruzione di postazioni fisse e mobili di Hezbollah.
Il numero dei colpi piovuti dal Libano sull’Alta Galilea nell’arco di 3 settimane non ha subito interruzioni, a riprova della scarsa o nulla efficacia dell’azione d’individuazione e di distruzione dei punti e delle strutture di lancio di Hezbollah da parte dell’aviazione con la stella di David.
Si calcola che “Israele” sia stato colpito da oltre 4.500 razzi, di cui alcune decine (60) sono andati a bersaglio sulla città portuale di Haifa producendo danni di qualche entità a impianti industriali della zona.
Lo schieramento di batterie antimissile Patriot non ha sortito alcun effetto limitante. Non si è avuta notizia di lanci da parte di Tsahal contro razzi in arrivo sul territorio di “Israele”.
L’approntamento dei Patriot, con ogni probabilità, doveva servire a intercettare missili a maggior gittata e con tempi di percorrenza in volo più lunghi.
Il raggio d’azione di Hezbollah, con l’uso di razzi da 122 mm e 230 mm, è arrivato a 13 km con i Fajr, e ai 25-35 dei BM 21 e 31 lanciati da postazioni mobili sostenute durante le ore di luce da un’ottima mimetizzazione naturale e artificiale.
Postazioni carrate che dopo i lanci da rampe multicanna venivano opportunamente spostate sul terreno per non lasciare bersagli fissi ai jets di “Israele”.
Le vampe di lancio, lasciando una coda termica e una scia di fumo, permettono una rilevazione all’infrarosso e di immagini satellitari e la trasmissione di coordinate a terra e in volo che possono portare alla distruzione delle rampe. In più occasioni Hezbollah ha dato prova di disporre di un arsenale più agguerrito di quello usato sul campo come risposta all’aggressione di Tsahal al Libano. Si sono avute infatti notizie di singoli lanci Hezbollah che hanno raggiunto aree prossime alla città di Hadera e alla Cisgiordania Occupata con portate di tiro sui 70 km.
Un altro devastante insuccesso “Israele” l’ha incassato sul mare. La sua Marina da Guerra è uscita dal confronto con Hezbollah annientata per oltre metà della sua capacità bellica. Le perdite del personale imbarcato, per quanto difficili da quantificare nei numeri, sono state, come a terra, molto elevate.
L’affondamento al largo di Beirut e di Tiro di 3 modernissime unità capoclasse portaelicotteri, corvette da 850 tonnellate SAAR 5 con profili di coperta stealth, di fornitura Ingoold-USA e di una cannoniera SAAR 4.5 ad opera di batterie costiere di missili antinave C 801-2 di Hezbollah ha finito per dare risultati e significati diversi al confronto “Israele“-Libano da quello inizialmente sperato dall’Amministrazione Bush e messo in piedi con una guerra di aggressione dal governo Olmert.
La spallata auspicata dall’Amministrazione USA per la creazione di un “nuovo Medio Oriente“ si è rivelata un colpo lanciato nel vuoto che rafforza la capacità politica, militare e di immagine di Hezbollah e del Governo Siniora nel Medio Oriente e nel Golfo Persico, rafforzando il potere contrattuale di Siria e Iran.
L’America e “Israele” dovranno, in forza dei risultati raccolti sul campo, rivedere in profondità la loro strategia militare e, allo stesso tempo, ridimensionare molte delle ambizioni politiche e strategiche che coltivavano nella Regione.

Giancarlo Chetoni

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