22.9.07

Cosa abbiamo fatto di male per meritarci Mastella?


di Voltaire

Incontro un’amica: “ecco, mi dice, per fortuna che c’e’ Annozero. Ieri la trasmissione ha permesso a chi non era come me a Bologna di ascoltare le parole di Grillo senza filtri e senza deformazioni. Che vergogna pero’ per giornali e telegiornali, e per tutta la classe politica. Beh, gli piaccia o no, lo sappiamo tutti che Grillo dipinge il Paese reale… Io per esempio incontro ogni giorno per lavoro gente che non ne puo’ piu’, che denuncia ingiustizie, imbrogli, prevaricazioni, reati frutto di strapoteri consolidati, e non sa piu’ a cosa votarsi per avere giustizia… La Giustizia?! Ha ragione Grillo: quello che ci impongono da anni e’ piuttosto il principio dell’Impunita’, madre di tutte le disgrazie attuali. Ma le persone sono stufe di doversi assoggettare alla corruzione totale imposta da questo sistema politico-affaristico, impermeabile a qualsiasi riforma reale… e’ per questo che la trasmissione di Santoro ha avuto milioni di telespettatori, questa classe politica ormai non fa piu’ presa. Cosa credono che pensi la gente quando sente dire al ministro di Grazia e Giustizia, nel giorno del suo insediamento, che si sente “piu’ vicino ai detenuti che ai magistrati”? Sara’ per questo che e’ ancora all’oscuro di quanto avviene per esempio intorno a certi uffici giudiziari di cui l’informazione non parla mai, su cui la tv non fa mai un’inchiesta: le cancellerie dei Tribunali e delle Procure, per esempio, oppure le sezioni fallimentari, oppure ancora quelle delle esecuzioni immobiliari.”.
E mi racconta a questo proposito la storia surreale occorsa ad una signora di Catania che coinvolta dieci anni fa suo malgrado in un fallimento societario dagli oscuri risvolti, convinta di ottenere giustizia fece le sue denunce a carabinieri, polizia e magistratura, e si e’ poi ritrovata a combattere contro un sistema organizzato di personaggi corrotti e avidi, insediati in tutti i gangli dell’iter giudiziario. Una rete di illegalita’ e di sistemico malaffare, nella palude gia’ melmosa del distretto giudiziario di Catania, con una mission unica: l’affare degli espropri immobiliari; una torta che non si molla per “consulenti” di specie varia e periti, bancari, ragionieri e avvocati, spesso in ottimi rapporti con circoli e segreterie politiche, sempre sottomessi agli amici degli amici….”Cambialari”li chiamano, una parola che anche i bambini sanno cosa indica. E nel caso si pari di mezzo qualche giovane legale perbene, intenzionato al suo dovere, ecco arrivare, alla prima udienza buona, anche l’opaca presenza in aula del solito Ignoto. Basta una comparsata mafiosa, per lanciare l’avvertimento.
Da dieci anni, continua la mia amica, la signora in questione combatte contro ogni sorta di cambialari (mentre le sue denunce finiscono regolarmente in fondo ai cassetti); nel frattempo, ha visto montare intorno a se’ l’onda muta delle storie come la sua, testimonianze che lasciano allibiti sui meccanismi, sulle connivenze insospettabili, sulle compromissioni spicciole, sul silenzio di tanti, stampa in testa. Sulla vastita’ del fenomeno, sul sentimento di impunita’ sbandierato dai corrotti come un vessillo di garanzia. Allora, possiamo chiedere al Ministro di Grazia e Giustizia di dedicare un po’ del suo tempo, magari dopo che ha risposto a Grillo blog su blog, al sistema dei “cambialari” nel distretto giudiziario di Catania (e se occorre negli altri )?
Possiamo chiedergli di stare piu’ vicino ai magistrati onesti, tanto piu’ che ai detenuti ci ha gia’ pensato con l’indulto?
Possiamo chiedergli di fare il suo dovere di ministro, dando finalmente corpo alla pratica della democrazia che e’ soprattutto rispetto delle regole, uguali per tutti e tutte?
E se non ne e’ capace, possiamo almeno chiedergli di andarsene a casa, a fare altro che il ministro come avviene in qualsiasi Paese normale, e senza che qualcuno ci accusi di antipolitica?
Di sicuro, avra’ tutto il tempo che vuole per scrivere a Grillo, magari per trarne addirittura beneficio. Noi grillini crediamo sempre nella redenzione dal peccato.

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