29.10.07

La fucilazione del maresciallo D'auria


Per capirne di più ci siamo affidati alla trascrizione stenografica
della comunicazione al Parlamento e a "Pagine di Difesa" con un
risultato pressoché identico.

La percezione che ne abbiamo ricavato è quella di un pastone di
clamorosi depistaggi e di flagranti omissioni.

Il sospetto è che in ogni caso si tratti di un unico, maldestro,
tentativo di disinformazione dettato dall'esigenza di salvare
l'immagine dell'Italietta messaggera di "pace" in Afghanistan e
dell'inconsueto avventurismo (decisionista) del Presidente del
Consiglio che ha dato il via al blitz da New York, dopo un colloquio a
quattr'occhi con Karzai e Kalilzad.

A convincere il sempre problematico Prof "Titano", sembra che questa
volta siano state le pressioni del Segretario Generale Ban Ki Moon e
quelle dell'Ambasciatore USA al Palazzo di Vetro.

Le bufale propalate dai "media" sono partite dalla Toyota Corolla dove
sarebbero stati legati e imbavagliati Lorenzo D'Auria, l'altro
sottufficiale del Sismi e l'interprete afghano per arrivare al
presunto imbarco del plotone di Consubim sugli A 109 Mangusta.

Su "Repubblica" D'Avanzo contribuirà da par suo a rendere
ulteriormente inintelligibile il resto con un mix di tempi e
ricostruzioni ampiamente manipolate.

Per sapere che il Maresciallo del Sismi colpito gravemente alla testa
aveva prestato servizio nella Folgore, come il Sergente Marracino
(suicidato al Poligono Garibaldi di Nassiryia) del 185° RAO,
Reggimento di "eccellenza" da cui è spesso transitato personale per
il SISMI, si è dovuto aspettare, chissà perché, la sua morte.

Esaminando lo spazio del bagagliaio dello stesso modello di auto usata
da Calipari per la liberazione della Sgrena abbiamo trovato
problematico comprimerci un uomo, per un viaggio di trasferimento su
terreno fortemente accidentato, magari per conservare un briciolo di
sopravvivenza a un ostaggio prezioso, e valutato palesemente
insostenibile farcene stare 3 come si è voluto pervicacemente
accreditare.

Una ricostruzione confermata sia dal Ministro della Difesa Parisi sia
da tutti i giornali e tivvù, pubbliche e private.

L'autista che accompagnava il gruppo esplorante, stando ai resoconti,
sarebbe misteriosamente sfuggito alla cattura e al conflitto a fuoco.

Lo si è dato in una prima versione per rientrato al PRT di Herat e
successivamente per disperso, facendo intendere una sua presunta
collusione con la banda dei rapitori.

Anche in questo caso si tratta con tutta probabilità di una
ricostruzione finalizzata alla necessità di dare ai "liberatori" degli
italo-afghani, SBS e Consubim, un'immagine di operatività ad altissima
specializzazione.

Un morto, un ferito grave e due leggeri come risultato sul terreno
della liberazione di 4 ostaggi avrebbe potuto incrinare il mito
dell'efficienza militare delle truppe d'assalto di ISAF e di Enduring
Freedom e suggerire, in casi analoghi, la necessità di una trattativa
con i "terroristi" piuttosto che il ricorso alla forza, agli effetti
di ritorno del "fuoco amico".

Per l'uso degli elicotteri Agusta-Westland da parte degli Incursori
della Marina Militare poi si è addirittura entrati a vele spiegate nel
falso.

L'Amm. Branciforte, visto l'esito del blitz, ha fatto sapere a Palazzo
Chigi che d'ora in avanti, valutati i risultati, il metodo delle
"maniere forti" dovrà essere abbandonato anche alla luce di una
situazione sul terreno ampiamente compromessa per Nato e Usa nelle
province di confine col Pakistan. L'on Brutti al Copaco ha parlato di
un avvicinamento della guerriglia alle 4 provincie affidate al West
Rac a guida italiana di Herat.

L' 109 è un biposto da combattimento con 2 abitacoli separati, uno
per il pilota e uno per il navigatore-armiere. All'aereoporto
dell'"Italian Air Force" ne hanno in dotazione 3.

Lo Stato Maggiore del PRT sarebbe riuscito a infilarci, a quanto ci
hanno detto, fra andata e ritorno missione, 30 incursori del Varignano
con tanto di armi ed equipaggiamento.

Insomma, un bim-bum-bam da prestigiatori.

L'Afganistan è e rimane un osso particolarmente duro da far digerire
all'opinione pubblica del Bel Paese.

Dalla cartina pubblicata in data Venerdì 12 Ottobre sul giornalone
della Finegil ci sono tutte le "missioni italiane" all'estero con
tanti di scarponi impiegati sul terreno eccetto quelli che stazionano
ad Herat e a Kabul e i 300 che si apprestano a partire per il Darfur
con "asset privilegiati".

Ci sarà tempo per entrare nel linguaggio misterioso della Spectre e
dei suoi collaboratori ai "maccaroni" al Consiglio di Sicurezza:
l'esimio Vicepresidente del Consiglio e il suo tuttofare al Palazzo di
Vetro l'ambasciatore Spatafora.

Mancano invece i costi-missione semestrali e annui degli impegni
umanitari del Bel Paese all'estero.

Gli importi, parziali e totali, di finanziamento possono spaventare e
attirare critiche a cui è sempre più difficile replicare.

Specie quando l'"antipolitica" va alla grande e i Padroni delle
Ferriere cominciano a farsela addosso.

Passiamo ad altro di più serio.

Avevamo avanzato il dubbio, scrivendolo, che sul corpo di Lorenzo
D'Auria, per essere stato stabilizzato in un centro clinico di
Enduring Freedom, non sarebbero stati trovati proiettili ritenuti.

La dichiarazione del portavoce della NATO in Afghanistan che
attribuiva a terroristi patshun lo sparo dei colpi che avevano attinto
il Maresciallo Lorenzo D'Auria non lasciava alcun dubbio.

Non ci sarebbero né proiettili deformati né frammenti di calibro 5.56
degli M 16 di Consubim, né di 270 R delle SBS o di altre armi di
accompagnamento in calibro 7.62X 54 in dotazione alla NATO.

Gli AK 47 dei terroristi Taliban, come si sa, sputano 7,62x33. Roba
facilmente riconoscibile da quella NATO anche quando le camiciature si
deformano nell'impatto.

Ce lo suggeriva l'esperienza vissuta dal Capitano Roberto Punzo
dell'UNTSO colpito da schegge di granata alla colonna vertebrale in
Libano nel Luglio-Agosto 2006 a 40 km ad est di Naqura durante un
bombardamento di Tsahal.

L'ufficiale, che rimarrà inchiodato su una sedia a rotelle, sarà
prelevato da un Black Hawk e trasportato nell'ospedale di Rambam in
territorio israeliano per l'asportazione dei frammenti metallici e
"restituito" a Beirut, dopo l'intervento chirurgico, e da qui al Celio
dove rimarrà in cura nel Reparto Spinale 6 mesi.

È possibile che la "Toyota Corolla" e i pick-up siano rimasti dove
sono stati fermati dalle migliaia di proiettili proiettili sparati
(unicamente?) dalla SBS.

L'azione di fuoco è durata 4 minuti e 37 secondi. Almeno così si è
sostenuto. Un diluvio di piombo. Una fucilazione in abbondanza. E qui
si entra nel "giallo".

Bastano 2 Mangusta A 109, in scorta di protezione, un C 47 C e una
squadra di operatori del West Rac per trasportarne ad Herat la
carcassa e da lì imbarcarla su un C 130 J per farla arrivare nel giro
di meno di 8-10 ore a Ciampino.

Il Pm Franco Ionta potrebbe facilmente rendersi conto della
traiettoria, del tipo e del numero dei proiettili che hanno attinto il
bagagliaio dell'auto ancor prima di poter affidare una perizia
balistica ad un esperto del Tribunale di Roma e se ci sono tracce
organiche da cui ricavare la compatibilità con il DNA di D'Auria.
Tanto per essere certi della bontà della ricostruzione.

Non vorremmo sentirci dire tra qualche tempo che la Toyota Corolla è
sparita nel nulla o è stata imbottita di esplosivo e fatta detonare.
di Giancarlo Chetoni

3 commenti:

Anonymous ha detto...

mamma mia il tuo blog...è così intressante che non ho potuto far ealtro che linkarlo nel mio...sono i particolari che mi sconvolgono...non le teorie di sistema. Particoalri che si nitano conitnuamente che ad un occhio attento non sfuggono.....e coincidono con teorie assurde.
Ciao Giovanni
www.lamiacaverna.splinder.com

Leon ha detto...

Ciao Giovanni,
il blog è nato per raccogliere informazioni e notizie, spesso dimenticate ma che qualcuno riempe di omissis. Cerco di riempire i vuoti lasciati dai media.
Ciao

grazie per il link, mi piacerebbe leggere fantapolitik perchè ho un sito con questo nome e prima o poi traslocherò.
Ad maiora

Giovanni ha detto...

ho corretto l'errore scusa per la disattenzione
ciao Giovanni.