5.12.09

Seminare il pessimismo per dominare le masse

In questi giorni sto scrivendo parecchio di politica perche’ stanno iniziando a nascere i germogli di eventi molto violenti. Come capita in queste situazioni, tutti quelli che hanno un avversario si illudono che la violenza colpira’ principalmente l’avversario, e non si rendono conto del limite intrinseco dei potenti.

Nessun potente, infatti, sa distinguere tra un proprio simile ed un proprio strumento.

LA situazione politica italiana odierna e’ frutto di una strategia fin troppo visibile, che consiste nel rendere il popolo docile ed incapace di produrre progetti positivi di cambiamento. Lo si fa seminando il pessimismo. Non ci vuole molto: con la scusa dell’opposizione, la classe politica inizia a propagandare ogni difetto del sistema, ogni suo malfunzionamento, ogni suo piccolo o grande fallimento. Li amplifica, cosicche’ il piccolo fallimento locale venga percepito come un fallimento del sistema intero. Un pessimismo su scala sistemica.

Mediante questo bombardamento , la popolazione si convince lentamente di essere in una gabbia dalla quale non puo’ uscire. Si convince lentamente di essere intrinsecamente predestinata al fallimento. Una volta convinti interiormente di essere condannati al fallimento, essi accettano come alternativa solo qualcosa che non possa fallire: cio’ che non c’e’.

Cosi’, quei pochi che ancora lottano , lo fanno per delle utopie, per dei principi irrealizzabili, sostenendo qualcosa che non c’e'; sia una tecnologia alternativa per lo smaltimento dei rifiuti, sia un’idea di moralizzazione che non appartiene a questo mondo. Il pessimismo indotto dai media prosegue in questa direzione fino ad un punto di non ritorno.

Quello in cui la nazione perde il potere di pensare bene di se’ stessa nel suo complesso.

Dico che e’ un punto di non ritorno perche’ in questo momento collassa la societa’: gli individui pensano ognuno tutto il male possibile degli altri, e si convincono lentamente che , viste le infime caratteristiche di ogni loro condizionale (o della maggioranza), le cose non cambieranno mai. Lo stesso capita ai pochi gruppi organizzati locali: essi vivono nella convinzione che la condanna di tutti sia la stessa esistenza di ogni altro gruppo. In questo momento la nazione ha perso il potere di pensare bene di se’ stessa. La societa’ a quel punto collassa, e gli individui diventano atomi in agitazione senza relazioni con gli altri, e non solo: spesso impegnati nella via della solitudine, al solo scopo di evitare le relazioni con gli altri.

IN questo stato il popolo non accetta alcun progetto positivo come tale, perche’ ritiene che ci sia qualcosa di inevitabilmente fallimentare, che condannerebbe anche questo progetto al fallimento. Preferisce cosi’ lottare contro coloro che ritiene responsabili di tale pessimistica condanna al fallimento, ma non troppo, perche’ il pessimismo infuso dai media fa si’ che nessuno creda troppo nemmeno in questa vittoria. Tutti i progetti positivi cessano , e con essi la possibilita’ politica di proporli, annegati nel pessimismo diffuso dai mass media.

Quando la nazione perde il potere di pensare bene di se’ stessa nel suo complesso, cioe’ quando il singolo gruppo perde la capacita’ di ritenere positivo anche il contributo altrui, la propaganda ha terminato il suo lavoro; perche’ ha ottenuto un popolo che si ritiene condannato a fallire, ed e’ disposto (quando ancora decide di lottare) a lottare solo contro qualcun altro, di un altro pezzo di nazione.

In questo momento la casta al potere ha raggiunto il massimo della sua incontrastata potenza, perche’ il popolo essendo condannato dal pessimismo a non fidarsi di alcun progetto positivo non riuscira’ ad unirsi per spodestarla.

Paradossalmente, si e’ condannata a morte proprio in quel momento.

Il pessimismo che deriva dalla convinzione di essere condannati al fallimento, la rabbia di chi crede di vivere in una gabbia dalla quale non puo’ uscire, produce inazione. L’inazione porta gli individui alla poverta’ : laddove un immigrato vede il bengodi riesce a migliorare la propria condizione, milioni di cittadini del posto, ormai intrisi dell’inazione che viene dal pessimismo, scivolano verso la poverta’.

Il pessimismo e la poverta’ hanno una sola risultante: la violenza.

Non ho bisogno di dati laddove basta la logica(1), e so che in questo momento in italia masse di giovani si consegnano al pessimismo ed all’inazione, convinti che non ci sia modo alcuno di cambiare alcunche’, e per questo diventano sempre piu’ violenti. Il numero di atti di violenza tra giovani e’ destinato ad aumentare, e siccome questi giovani diventeranno adulti, anche il numero di atti violenti degli adulti e’ destinato ad aumentare, allo stesso ritmo della poverta’ (anche se non necessariamente tra le stesse persone) .

Il secondo sottoprodotto di pessimismo e poverta’ e’ il mito.

Quando l’essere umano pensa che al mondo non ci sia possibilita’ di cambiare nulla, inizia a rifugiarsi fuori dal mondo stesso. Ed inizia a partorire, in astratto, l’idea fissa della specie umana: il salvatore. Il salvatore e’ un essere mitologico , che puo’ essere un leader religioso o meno , che non essendo parte di questo mondo (almeno in parte, essendo un mito) sembra sfuggire alla condanna al fallimento cui i seguaci credono di essere inevitabilmente condannati.

Il mitico leader e’ un uomo, e spesso e’ un semplice dittatore con una buona propaganda (diventa un religioso se decide di usare la religione come strumento di governo) , e viene da un’area marginalissima,e poco visibile, della nazione. Quando dico poco visibile non intendo dire necessariamente “nascosta”, perche’ niente e’ piu’ nascosto di quello che non vogliamo guardare, come per esempio la poverta’.

Il leader prende la forma di mito (e per fare questo deve impedire ai media di avvicinarsi troppo a lui, in modo da controllare l’informazione su di se’ alla sorgente) mediante una propaganda che non lo dipinge come essere superiore, ma parla come se avesse carisma.

Il carisma e’ la capacita’ di rinunciare al proprio volto per indossare la maschera di qualche altissimo ente. Non importa, a questo punto, se l’ente sia davvero altissimo: una propaganda che indossa il suo volto al posto del proprio lo rende tale. Se qualcuno e’ disposto a perdere il proprio volto per indossare quello di X, allora questo X e’ davvero grande.(2)

Questo uomo-mito deve agire in un modo molto semplice.

Per prima cosa, occorre che i mass media abbiano un volto orribile. Occorre che il livello dello scontro mediatico diventi cosi’ infimo e orrendo da costringere la stampa a considerare i vantaggi di parlare con un altro volto. Quello dell’uomo-mito.

E’ quello che sta accadendo: la stampa e i mass media stanno cadendo sempre piu’ in basso, perdendo continuamente credibilita’. Da giornalisti sono diventati paparazzi, e stanno per diventare semplici guardoni. Quando tutti disprezzeranno abbastanza la stampa, la stampa avra’ bisogno di un volto nuovo. Il nostro uomo-mito gli prestera’ il proprio, e questo sara’ carisma.

Una volta creato il mito, si spezza il senso del pessimismo: il pessimismo condanna tutta la nazione al fallimento, e’ vero. Ma non tocca il mito, che essendo superiore ed astratto non subisce la stessa condanna. Cosi’, una popolazione e’ stata educata al pessimismo e crede di non poter produrre niente di buono da se’, per cui si affida al mito, che essendo mito non subisce la stessa maledizione.

Abbiamo dato all’uomo-mito una schiera di fanatici incorruttibili, perche’ essi non credendo ai propri simili non accetteranno alcun progetto venga da loro , e ritenendo l’uomo-mito al di sopra di questa regola, accetteranno come tale soltanto il suo progetto. Inoltre, parliamo di una massa disperata , disperata perche’ pensa di non aver via di scampo al fallimento per via del pessimismo che gli abbiamo indotto, e contemporaneamente portata a credere che il mito, non obbedendo a questa legge ed essendo unico, sia un’occasione imperdibile ed unica. Ed essendo unica, va difesa ad ogni costo.

Con tutta la violenza della quale una massa simile e’ capace.

Il processo e’ in atto, e siamo quasi agli atti finali. Compaiono diversi uomini che si propongono come “miti”, cioe’ come persone “esterne” a quel mondo che e’ ritenuto condannato al fallimento. Sono i movimenti “di protesta”, quelli “anti-sistema”. Hanno iniziato lentamente, prima Bossi , poi Di Pietro, e Grillo, e cosi’ via.

Tutti questi falliscono per una semplice ragione: la lentezza dei loro movimenti e’ tale che le masse hanno il tempo di osservare i leader. Di sapere tutto di loro. Di riconoscerli come uno dei loro. Una volta che l’uomo-mito e’ spogliato del mito, diventa solo un uomo, e allora le masse si allontanano da lui perche’ nel loro pessimismo lo ritengono egualmente condannato al fallimento sistemico.

Finche’ non arriva un uomo-mito particolare: quello privo di inibizioni verso la violenza. La lentezza che permette alle masse (ed agli avversari) di mostrare l’umanita’ dell’ uomo-mito e’ quella della politica. Grazie a questa lentezza le persone possono percepire l’umanita’ del loro mito, vederlo invecchiare, la stessa lentezza della politica fa sembrare che l’uomo mito abbia le mani legate. I media possono investigare su di lui e mostrarne l’umanita’, che nel pessimismo generale e’ sinonimo di condanna.

Questo non vale per chi usi la violenza, perche’ la violenza e’ veloce. L’uomo-mito senza inibizioni verso la violenza , oggi, deve solo aspettare che la societa’ diventi ancora piu’ violenta per via del pessimismo che la pervade , e manifestarsi in maniera veloce. Deve aspettare che ci sia una gioventu’ ancora piu’ violenta della nostra (ci siamo quasi) e poi avra’ i suoi fanatici.

Se riesce (ovviamente con la violenza) a tenere lontane le telecamere dei mass media (basta ammazzare di botte uno-due giornalisti, alla fine) e ad agire con una certa velocita’ contro la politica, diciamo a produrre un grosso evento violento e traumatico entro un anno di attivita’ politica (anche un evento “fasullo”, come la marcia su Roma, puo’ bastare) , e l’evento politico appare appoggiato dal “popolo”, la violenza dilaga.

E nel pessimismo , nel mutismo e nella rassegnazione che la classe dirigente riteneva sufficienti a fermare una sommossa, nasce la peggiore delle sommosse, ovvero la furia di un popolo fanatico e violento.

Non vi illudete, perche’ il momento e’ vicino.

Il prossimo leader “anti-sistema” non fara’ piu’ politica. Non fara’ nemmeno anti-politica.

Si limitera’ ad uccidere.

E’ solo questione di tempo, il tempo necessario a sviluppare una gioventu’ sempre piu’ violenta ed accecata dal pessimismo. E no, non potete farci nulla, perche’ non avete capito nulla di politica.

L’unica situazione stabile, in politica, e’ il cambiamento. Quando si dice che tutto debba cambiare perche’ nulla cambi si dice proprio questo. Ma non significa che il cambiamento sia una delle vie per preservare l’esistente.

Significa che e’ l’ UNICA via. Mentre voi avete pensato che, seminando il pessimismo, si sarebbe ottenuta una stabilita’ senza cambiamento.

Presto vedrete arrivare un uomo. La stampa, gia’ sfigurata, iniziera’ a parlare a nome suo pur di indossare un volto migliore. Una schiera di violenti al suo servizio mettera’ a tacere ogni altra stampa terrorizzando i giornalisti mediante la violenza e la brutalita’(3). Si proporra’ come moralizzatore , e una stampa ormai immorale avra’ agio di schierarsi a suo favore. Poiche’ si proporra’ come moralizzatore, dovra’ giudicare. E per questo non tollerera’ alcuna altra classe di giudici. Preti e magistrati saranno i primi bersagli della violenza dei suoi seguaci. Rifiutera’ le interviste. I suoi seguaci saranno violentissimi e crudeli. Prima che la politica riesca , nei suoi tempi, a rallentarlo, abbattera’ il governo in carica.

E i suoi seguaci, furenti, ammazzeranno con estrema facilita’ e con un divertito senso di futilita’. Anche quella stampa che ha parlato col suo viso, anche e specialmente quelli che hanno creduto di poter cavalcare la tigre.

E’ solo questione di tempo, il tempo che la violentissima gioventu’ che si vede in giro cresca di numero e di eta’.Poi, l’uomo-mito arrivera’ con tutta la violenza delle sue schiere di fanatici.

Leggete un libro di storia e lo vedrete: arriva SEMPRE.

(1) Non sto dicendo che la logica possa sempre sostituire i dati. Sto dicendo che a volte possa farlo. In quel caso, non servono dati.

(2) In realta’, molto spesso il volto di questo qualcuno e’ cosi’ orribile che qualsiasi scambio gli risulta conveniente. La stampa e’ destinata a peggiorare fino al momento in cui avra’ bisogno di un nuovo volto per nascondere il proprio.

(3) Il giornalista non teme la forza ne’ il pericolo. Teme pero’ la brutalita’. La brutalita’ e’ il segreto per terrorizzare i giornalisti.

di Uriel

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